martedì 3 giugno 2008

Alcune domande

Il principale quotidiano italiana, il Corriere della Sera, da anni sta facendo una serrata battaglia contro i residui della cultura comunista che infesterebbero ancora la sinistra italiana anche nelle sue manifestazioni più moderate.
Legittimo per un giornale di impostazione liberale e anche comprensibile.
Da dove nasce l'afasia nei confronti dei ben presenti residui fascisti presenti anche nella destra di governo? Non è lo stesso atteggiamento che i liberali hanno avuto, anche sulle pagine dello stesso quotidiano, nel '20-'22 di fronte alle violenze fasciste?
Per avere una idea basterebbe che qualche giornalista si andasse a spulciare le pagine del blog di Marcello De Angelis, ex di terza posizione, direttore della rivista "Area" e uno dei principali collaboratori del sindaco Alemanno. A parte una confusa ideologia parolaia e provinciale, si vedrebbe quale livello di intolleranza, ignoranza e voglia di menar le mani alberghi ancora da quelle parti.
Possibile che nessun Galli della Loggia, nessun Romano, nessun Panebianco, nessuna Scaraffia, nessun Battista abbia mai voglia di dare una occhiata e di scriverne?
Possibile che si preferisca attaccare i collettivi della Sapienza, senza naturalmente mai contradditorio o diritto di replica, che hanno osato criticare un preside pavido e ignorante (nel senso che, storico, ignora o finge di ignorare figure e movimenti della scena politica italiana come Fiore e Forza Nuova)?
Ma quale credibilità possono avere intellettuali e giornalisti di questa fatta?

giovedì 29 maggio 2008

Ma quale intercultura!

Il neo assessore alla Scuola del comune di Roma, Laura Marsilio, ha subito chiarito quali saranno i suoi principi guida:

1. Aboliti i menù etnici nelle mense scolastiche. Solo rigatoni alla matriciana, perché i nostri italici frugoletti non si sporchino la bocca con i cibi adatti ai palati di razze inferiori

2. Sospensione di Intemundia, festival dell'intercultura che si teneva a Piazza Vittorio a Roma. Basta con 'sti tamburi, da ora in avanti solo clacson di taxi!

3. Last but not least (mi si scusi l'anglismo)tutti i materiali promozionali dell'assessorato dovranno tassativamente avere immagini di bambini "italiani"
Perfetto: in un paese dove il 30% dei bambini che frequentano le elementari sono extracomunitari, cosa significa essere italiani?
Essere bianchi?
Fascisti erano e fascisti restano.

venerdì 5 ottobre 2007

I fatti separati dalle opinioni


Indro Montanelli è stato ed è tuttora, nonostante il ciclone Fallaci, il principale mito del giornalismo italiano.
Da destra e da sinistra, non si leggono che elogi alla sua persona e alla sua opera.Tra i suoi articoli, forse quello che viene ricordato più spesso è la descrizione del comportamento della folla a Piazzale Loreto, di fronte al corpo di Mussolini, della Petacci e di quello di vari papaveri del regime fascista.
Un libro recentemente pubblicato da Feltrinelli rivela che in realtà Montanelli in quei giorni stava comodamente in Svizzera ad aspettare che le acque si fossero calmate prima di tornare in Italia.
Da vero professionista il pezzo lo ha quindi scritto sulla base di voci e di foto...
La sua vera capacità è stata, in questa come in molte altre occasioni più avanti, quella di dare voce ai sentimenti inconfessabili degli italiani, alle paure dei piccolo-borghesi, alla miseria umana e morale della zona grigia. Sempre però con il petto in fuori e l'etichetta di "uomo libero" sopra il portafogli

mercoledì 26 settembre 2007

Drogati di sicurezza

Nelle sabbie mobili dell'insicurezza percepita - che è cosa differente dai dati materiali dell'insicurezza reale - si sta giocando una partita di assoluto rilievo che riguarda la politica, la cultura diffusa, le forme della convivenza in una società sempre più complessa e sempre più inquieta.
I lavavetri sono «eroi del nostro tempo», piccola umanità che la globalizzazione sbalza negli spigoli dei nostri marciapiedi: all'ombra dei nostri sospettosi semafori, armati di secchio e spugna, attentano alla nostra quiete borghese. La guerra ai lavavetri somiglia troppo a tutti i fenomeni di criminalizzazione dei poveri che hanno accompagnato le epoche di transizione: all'alba della modernità europea l'accattonaggio e il vagabondaggio vennero perseguiti come reati. Ognuno può inventarsi la propria idea di insicurezza, il proprio fantasma, il proprio capro espiatorio: con l'accortezza di non soffermarsi su ciò che è più pericoloso, ma su ciò che più infastidisce. La quiete, appunto, e l'estetica, e il sentimento dell'ordine.
Il lavavetri merita più accanimento criminologico del grande inquinatore, del piromane, dell'usuraio, dell'evasore fiscale. Il graffitaro sporca più di qualsiasi palazzinaro. I clandestini sono tutti in agguato sui nostri pianerottoli. E gli zingari comunque «rubano» i nostri bambini, e poco importa che i loro bambini possano essere molestati dai piccoli Klu klux klan leghisti o possano ardere vivi nelle nostre povere periferie.
Quando si sgombera il campo da qualsiasi analisi differenziata di fenomeni distinti e peculiari quali la criminalità, la devianza e il disagio sociale, si imbocca un vicolo cieco. Che non ci spianta solo dai valori della sinistra, ma dai valori minimi della cultura liberal-democratica. E l'ossessione della governabilità s'impenna nella prospettiva di un nuovo blocco d'ordine: questa sembra la svolta che i sindaci di Firenze e Bologna propongono al nascente Partito Democratico. Si tratta di una vera fascinazione per il «sorvegliare e punire», assunto come antidoto darwiniano alla propria crisi, cioè alla crisi di quel «riformismo rosso» che seppe fare del governo delle città un laboratorio collettivo di incivilimento.
L'ideologia securitaria insegue la morte della politica (la politica intesa come autoeducazione e solidarietà) e veste come una panciera elastica l'Italia del basso ventre, dei rancori corporativi e delle fobie; insegue la destra lungo i dirupi delle semplificazioni superstiziose, predispone il terreno per l'edificazione di tanti dissimulati apartheid. Non porta più sicurezza, offre una droga potente che ci fa dimenticare le nostre banali e prosaiche insicurezze quotidiane: quella di 5 morti sul lavoro tutti i santi giorni, quella della precarietà che rimbalza dal mercato del lavoro al mercato della vita, quella di periferie degradate e degradanti, quella di una tv-spazzatura che ha surrogato tutte le agenzie formative, quella delle mafie finanziarie internazionali che da internet precipitano nella locride o nella megalopoli napoletana o nelle campagne pugliesi abitate da antichi schiavi e moderni caporali.
La legalità è il contrario delle rincorse emergenziali e degli stati di «eccezione», non puoi impastarla con la farina del diavolo pensando che venga un buon pane. Se questi pensieri mi fanno essere inadeguato alle funzioni di governo, poco male. Di «radicale» nella nuova sinistra vorrei portare soprattutto il sentimento dell'inviolabilità della vita e della dignità di ciascun essere umano.

Nichi Vendola

mercoledì 23 maggio 2007

Una piccola storia ignobile

Ci vorrebbe la penna di Friedrich Durenmatt per raccontare i tanti piccoli drammi che costellano la cronaca italiana. Questi "casi" raccontano, meglio di tanti gialli, i fenomeni profondi che attraversano la società, dalla crisi della famiglia alla droga, dal bisogno di denaro per il consumo spicciolo ai desideri nascosti per salvare la faccia dell'onorabilità. Raccontano di un paese invecchiato e ripiegato su se stesso che non regge alle pressioni dell'immigrazione, della precarietà, dei desideri coltivati e mai soddisfatti.
Ma sui media questo racconto, che appare evidente agli occhi di tutti, esce completamente deformato. Prendiamo, per fare un esempio, il caso dell'assassinio nella metropolitana di Roma: si tratta, chiaramente, di forme di emarginazione che entrano in contatto e collidono, le prostitute e la tossicodipendente, per una fortuita serie di eventi.
In realtà sui giornali e in televisione è servita per creare il clima dell' "emergenza criminalità", del bisogno di "sicurezza" che i cittadini esprimono con le lettere ai giornali. Nessuno è andato ad approfondire chi fossero effettivamente i protagonisti di questo fatto, quale mondo ci fosse dietro. E' stata soltanto una scusa per cavalcare il senso di insicurezza e di aumentarne la diffusione.
Le statistiche ci dicono che in realtà questa emergenza non esiste, che il crimine nel suo complesso è in diminuzione e che aumentano soltanto i reati più fastidiosi ma meno pericolosi come i piccoli furti.
Certo così si aumentano le copie vendute dei giornali, ma credo che ci sia altro dietro a questa vera e propria campagna: la volontà di imporre un governo forte con un premier dal forte connotato decisionista, tanto cara a confindustria, può trovare in questo "stato di eccezione" in valido aiuto.

martedì 22 maggio 2007

Tutti in piedi e battete le mani!

Dopo aver letto che nella Francia di Sarko va di moda l'attacco al '68 e eccitato alla notizia che una delle prime misure del governo di Parigi sarà quella di rendere obbligatorio l'uso del voi a scuola e il saluto all'insegnante che entra in classe, Giovanni Belardelli si è messo a pensare a come tradurre in italiano tutto ciò.
Ha incominciato a farsi venire in mente un po' di temi:
1) un altro pezzo sulla bandiera non si poteva fare, in Francia poi era stata Sego' a proporne l'esposizione obbligatoria alla finestra
2)un ennesimo sulla sinistra violenta e terrorista - vituperio della storia d'Italia - aveva stufato
3)De Gaulle alla direzione del "Corriere" proprio non interessava.
Allora cosa fare?
La lampadina si è accesa, come non averci pensato prima: un attacco a Don Lorenzo Milani e alla sua lettera ad una professoressa!
Conoscere il testo non è molto importante, basta prendersela con la funzione che svolse nel '68 e per tutti gli anni '70.
In un paese dove ancora adesso, dopo 40 anni, i laureati sono all'80% figli di laureati, dove solo il 3% appartiene a ceti svantaggiati, si tratta naturalmente di una battaglia di avanguardia a favore di una società liberale e meritrocratica!
Appare evidente a tutti, quindi, che tornare al lei tra alunni e insegnanti, ad un abbigliamento "consono", magari anche a classi divise per sesso, sono punti decisivi per far riacquistare alla scuola la sua centralità formativa nel nostro paese.
Di fronte a migliaia di alunni extracomunitari, di fronte allo sfascio prodotto dalla precarietà degli insegnanti e dalla assoluta mancanza di risorse economiche, il maggiore quotidiano italiano, organo della borghesia più avvertita, pone con grande lungimiranza all'ordine del giorno il tema dell'ordine e della gerarchia.
Se non è ideologia questa....

venerdì 23 marzo 2007

Afghanistan

Da pochi giorni è uscito un volume molto utile per conoscere qualche cosa di più di un paese centrale nella nostra storia recente. Si tratta di Afghanistan. Storia e società nel cuore dell'Asia di Elisa Giunchi.
Gad Lerner ne ha parlato lungamente in una recente puntata de L'infedele.
Un filmato si può trovare qui

C'è chi se ne va

Oggi su Il Manifesto, Ilian Pappe spiega le ragioni per cui si trova costretto ad andarsene da Israele. Speriamo che da Londra, dove andrà ad insegnare, la sua voce continui a sentirsi forte e chiara contro quella che denuncia come "la pulizia etnica della Palestina".